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venerdì 27 gennaio 2012

Ricordo di Angelo Lippo - L’amico e fratello

di Vincenzo Jacovino

Parlare di Angelo è rivedere il mio passato anzi il nostro vissuto fatto di tanti accidenti o avvenimenti ma anche di gioie fortemente introitate nonostante non sempre siano state intense. Parlare di lui è ritornare con la mente ma, soprattutto, col cuore a tutti i genuini ricordi personali, ossia: luoghi e momenti di vita

che alimentarono i miei dolori
le mie gioie
gli entusiasmi
e, anche, la giovanile rabbia

di entrambi perché, lui, era in simbiosi con il mio sentire, il mio vivere la quotidianità. Si è cercato, per entrambi, di gestire quel magone permanente che frullava e frullava con persistenza nella mente e nel cuore. Non so se Angelo sia mai riuscito a fugarlo, personalmente ancora no.
La sua scomparsa ha, si, stimolato le emozioni dei più, ma ha colpito profondamente gli amici soprattutto, quelli con i quali ha condiviso l’eccitazione poetica. Ha colpito profondamente me, suo amico fraterno, del lungo vissuto quotidiano pieno di silenzi, ma quanto ciarlieri, di serene e proficue chiacchiere su classici e autori contemporanei, di letture dei rispettivi scritti e di tanti progetti per i quali abbiamo discusso anche animatamente però, poi, gioito e, innanzi tutto, sperato. Entrambi investiti da una ossessiva ma intrigante follia: la poesia ed essa fu l’artefice galeotta del nostro primo incontro. Due dodicenni che tentavano di superare il personale disagio della prima infanzia non immergendosi nei vicoli e strade dei rispettivi rioni ma tramite i pochissimi libri e la frequentazione della poesia, elaborandola in proprio.
In terza media, un compagno di classe che era a conoscenza di questa mia follia mi propose: “Ti voglio presentare un mio amico, anche lui scrive poesie come te. Sono sicuro che vi intenderete”. Fu profetico perché fin dal primo incontro fu immediata l’empatica sintonia. Probabilmente, certe situazioni familiari abbastanza prossime nella loro drammaticità fecero da collante e, senz’altro, nell’inconscio maturò la convinzione che in due era meno doloroso elaborare il rispettivo disagio e insieme ci saremmo avviati, aiutandoci, verso gli anni della maturità.
Di proposito, qui, non si vuol parlare del poeta e scrittore Lippo perché in vita abbiamo diffusamente e a più riprese parlato della funzionalità della sua scrittura e delle sue opere. Ora si vuole ricordare solo ed esclusivamente l’uomo e l’amico fraterno e se è vero che

i poeti defunti dormono tranquilli
sotto i loro epitaffi
e hanno solo un sussulto d’indignazione
qualora un inutile scriba ricordi il loro nome ( E. Montale)

in questo caso, comunque, lo scriba è l’amico con il quale ha iniziato l’avventurosa navigazione non solo in quello straordinario gioco della poesia che secondo Bloom porta il fuoco e la luce in chi lo pratica ma quella dell’intenso e accidentato vissuto quotidiano per cui, in lui, non ci sarà un sussulto d’indignazione ma, sono certo, un grande e accattivante sorriso.
In vita, nonostante per ragioni di sopravvivenza si era a volte distanti, era però sufficiente, per entrambi, lo squillo del telefono o quello del citofono per unire i nostri pensieri, le nostre intime afflizioni o gioie in lunghi momenti di isolamento ove, a colloquiare, erano le nostre menti. E non era mai il momento giusto per rompere quei silenzi ciarlieri perché si temeva che lo sciabordar dei nostri pensieri, da una sponda all’altra, fosse coperto se non annullato dal proferire delle parole. Per la verità è che quello che cambiava in quel lasso di tempo era il suono non delle probabili parole ma delle emozioni che viaggiavano con reciprocità dall’uno all’altro.
Ora la memoria servirà a tener vivo tutti i momenti che hanno accompagnato il nostro progetto di vita insieme, i pensieri che ci si trasmetteva in quei lunghi silenzi ma, soprattutto, che ciascuno di noi, davanti ai più disparati e intrigati accidenti di percorso, c’era l’uno per l’altro e viceversa.
La memoria continuerà a tenerti vivo, caro amico e fratello, fin a quando non giungerà presso la mia riva Caronte, il traghettatore.

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Parliamo di biblioteche scolastiche



di Laura Benedetti

Lunedì 16 Gennaio si è tenuto, presso la Biblioteca delle Oblate a Firenze, un interessante incontro dal titolo “Notizie da IFLA, International Federation Libraries Association. Biblioteche scolastiche: cosa può fare IFLA per promuovere il loro ruolo?”. Coordinatrici di questo che è stato un vivace incontro riguardo a una tematica forse troppo teorica, Anna Maria Tammaro e Sandra Di Majo.

Sono stata particolarmente affascinata dagli interventi di Luisa Marquardt, esperta a livello internazionale di Donatella Di Nardo, bibliotecaria scolastica presso la Scuola secondaria di primo grado “G. Cavalcanti” di Sesto Fiorentino e curatrice del “Progetto Biblioteca 2011-2012", che hanno ben evidenziato come la biblioteca scolastica sia il luogo deputato a incrementare la cultura del libro e il piacere di leggere, parte integrante del processo educativo. Essa ha come missione fondamentale quella di aiutare gli studenti ad acquisire le abilità necessarie per apprendere lungo tutto l’arco della loro vita (il cosiddetto lifelong learning), di sviluppare l’immaginazione, facendoli diventare cittadini attivi e responsabili.

Lungi dall’essere stato uno sterile incontro tra un gruppo di docenti e di discenti, semplici uditori di notizie, l’iniziativa ha da subito preso una piega molto dinamica e “colorata”, grazie all’entusiasmo con cui le relatrici hanno riportato le loro esperienze in questo settore, sia a livello nazionale che internazionale, rafforzando ancora di più l’idea di information literacy come fattore di crescita culturale. Per essere information literate un individuo deve saper riconoscere il proprio bisogno informativo e avere le capacità di localizzare, valutare e utilizzare efficacemente l’informazione di cui ha bisogno. E la competenza informativa, oggigiorno, deve riguardare non solo gli studenti universitari, ma anche quelli delle Scuole primarie e secondarie; anzi, dovrebbe costituire la base dell’educazione permanente, comune a tutte le discipline, a tutti gli ambienti di apprendimento, a ogni livello d’istruzione.

In contesti in cui la corretta ricerca di dati attendibili rappresenta la soluzione ai problemi legati ai molteplici ambiti della vita quotidiana, diviene essenziale l’alfabetizzazione all’uso delle informazioni al fine di ricercare, selezionare, elaborare, valutare, comunicare correttamente ogni tipo di sapere.

E’ in questa direzione che i bibliotecari scolastici dovrebbero muoversi con il sostegno massimo delle istituzioni che spesso, invece, non comprendono il ruolo di primaria rilevanza ricoperto da ogni biblioteca scolastica, laboratorio privilegiato dell’educazione informale.

Per riprendere il filo della discussione rimandiamo al prossimo appuntamento milanese EMMILE in libraries (and beyond) - European Meeting on Media and Information Literacy Education, che si terrà presso il nuovissimo Auditorium di "Palazzo Lombardia", sede della Regione Lombardia (Via M. Gioia).
Il convegno, reso possibile dalla fattiva collaborazione di una pluralità di istituzioni e associazioni, intende affrontare vari aspetti legati all'educazione alla competenza informativa e mediatica (MIL - Media and Information Literacy) nelle biblioteche di diversa tipologia (scolastiche, pubbliche, universitarie ecc.) e in altri contesti: si rivolge pertanto a un pubblico ampio costituito non soltanto dai bibliotecari già impegnati in progetti e attività di information literacy, ma anche a quanti - docenti, ricercatori, formatori ecc. - sono interessati al tema della competenza informativa, quale risultante di un insieme di competenze trasversali e vitali per esercitare pienamente una attiva cittadinanza (anche digitale), alle sue implicazioni e ricadute (dal sito ufficialedel Meeting:

http://movimenti.ning.com/events/event/show?id=2544126%3AEvent%3A51741&xg_source=facebook)

Nella foto: L. Marquardt e A.M. Tammaro nella Sala delle Oblate

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domenica 22 gennaio 2012

Checco Zalone e Fausto Brizzi sono la nuova commedia italiana?

di Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi


Che bella giornata (2011) di Gennaro Nunziante
Maschi contro femmine (2010) di Fausto Brizzi

Mi sono visto in due giorni consecutivi questi film campioni d’incasso, così amati dal pubblico, e da quando ho spento il lettore dvd continuo a chiedermi il motivo di un successo che reputo inspiegabile. Non vorrei fare la stessa fine dei critici che stroncavano Totò, Franco & Ciccio, Mario Bava, Lucio Fulci e dopo qualche anno sono stati costretti a ricredersi. Mi sono reso conto che persino Nocturno parla di questi film, li analizza come specchio di un’epoca, come un fenomeno di costume. Devo vederli, mi sono detto, non sia mai che un amante del cinema bis degli anni Sessanta e Settanta si faccia condizionare dalla critica alta. Se piacciono al pubblico ci sarà del buono, ho pensato.
Ecco, ora che li ho visti devo dire che ci capisco meno di prima. Forse sono vecchio per apprezzare un certo tipo di comicità cialtrona e non sono in grado di comprendere l’imbranataggine studiata di un Checco Zalone. Forse non guardo abbastanza televisione per capire le storie di Fausto Brizzi che ricordano in peggio le telenovelas brasiliane. Una volta la commedia all’italiana era specchio dei tempi, ridendo castigat mores, si diceva, parafrasando i latini. Ma adesso? I nostri tempi sono davvero immortalati dalle stupide battute di un Checco Zalone e dalle trame risibili di Fausto Brizzi? Forse sì, forse è questo il segreto del successo, forse sono io fuori dal tempo, che cerco ancora la comicità sgangherata di Franco e Ciccio, i nonsense di Diego Abatantuono, persino il trash voluto e trasgressivo degli Squallor. Ricordate Arrapaho di Ciro Ippolito? Altra roba. Altro cinema. Non sto facendo il paragone con Ettore Scola (C’eravamo tanto amati) e Mario Monicelli (Amici miei). No davvero. Sto parlando degli Squallor, dei Vanzina, di Renato Pozzetto, dei Pierini… 


Maschi contro femmine ha incassato 13.612.000 euro. Incredibile, ma vero. Ergo, hanno ragione loro. Pare che sia uscita anche la seconda parte (Femmine contro maschi, 2011, stesso regista), che sarà un nuovo successo. Mi asterrò dal guardarla.
Che bella giornata, invece presenta un incasso di 43.466.302 euro, secondo solo ad Avatar, ma prima di Titanic e de La vita è bella. Ancora più incredibile, ma comunque vero. Checco Zalone ha scritto pure il soggetto (sic!) di questo film orribile, privo di tempi comici, sceneggiato con i piedi, girato con tecnica televisiva, interpretato da veri cani. Rocco Papaleo e Tullio Solenghi, che sono due attori discreti, affogano in questo mare di non cinema, tra battute che non fanno ridere nessuno e considerazioni stupide. Gennaro Nunziante è il regista di fiducia di Checco Zalone, visto che ha già diretto (sic!) Cado dalle nubi (2009), altro grande successo di pubblico. Forse in tempi di televisione imperante e di disaffezione del pubblico dal vero cinema, questo è il cinema che l’italiano vuole vedere al cinema. Scusatemi il gioco di parole. Volevo dire che siamo abituali agli spettacoli televisivi, quindi non vogliamo sorprese. Al cinema ci sta bene il niente su grande schermo, ergo, di nuovo la televisione. Nanni Moretti una volta recitò una battuta polemica in un vecchio film: “Ve lo meritate, Alberto Sordi!”. Ragazzi, facciamo bene attenzione, parlava di Alberto Sordi. Qui l’oggetto del contendere sono Checco Zalone e le telenovelas di Fausto Brizzi. Che squallore. 

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