La musica, il suono, la scrittura

di Giuseppe Gavazza

click on image to listen : Musiconcrete 2010
foto e suoni Giuseppe Gavazza, settembre 2010


Mi piace la definizione di “musique concrète instrumentale” letta nei giorni scorsi sul programma di sala di un concerto MiTo Settembre Musica in riferimento alla musica di Lachenmann: è una definizione che il compositore da della propria musica.
La
musique concrète è un genere musicale nato e sviluppato in Francia nella seconda metà del Novecento che usa le registrazioni audio come materiale per creare, in studio, composizioni musicali; registrazioni di strumenti musicali ma, più spesso, di suoni e rumori di ogni genere.

Conobbi Lachenmann a Torino nel 1988, in occasione di un incontro ed un concerto a lui dedicati nell'ambito dei Pomeriggi di Musica Nuova che organizzavamo, Giulio Castagnoli ed io, negli splendidi spazi seicenteschi di Palazzo Graneri della Roccia, dove aveva sede il Circolo degli Artisti, gli stessi spazi ora utilizzati dal Circolo dei Lettori.
Eravamo veramente in pochi quel pomeriggio anche perché Lachenmann, classe 1935, era allora quasi sconosciuto e pochissimo eseguito in Italia, diversamente da altre nazioni europee, come Germania e Francia, in cui aveva già raggiunto stima e notorietà.
Anche per me era una scoperta; lo conoscevo di riflesso, sapendo cosa accadeva in quegli anni nella musica in Europa, avevo ascoltato qualche registrazione avuta avventurosamente e avevo letto alcuni suoi scritti.

I brani ascoltati nel 1988 dal vivo o proposti in registrazione dal compositore nell'incontro con il pubblico mi avevano colpito da un lato per l'asprezza e la durezza (mi ricordo in particolare in concerto
Pression per solo violoncello, un brano interamente suonato con una pressione enorme dell'arco sulle corde per trarne suoni durissimi del tutto opposti a quelli morbidi e cantabili “normali” per questo strumento) dall'altro per la profonda coerenza del linguaggio e delle sue motivazioni. Lachenmann aveva assorbito e fatto suo il principio che la musica è fatta di suoni, si fa con i suoni e che comporre musica significa quindi mettere insieme suoni a fini espressivi e usava, allora come oggi, gli strumenti e gli strumentisti come laboratori acustici aperti da cui trarre suoni di ogni tipo.

La musica concreta usa i registratori per catturare i suoni e la tecnologia per modificarli ed assemblarli: la
musica concreta strumentale di Lachenmann usa invece la scrittura musicale.
Mi pare importante la riflessione su questo punto: la scrittura musicale, che ha permesso lo straordinario sviluppo della musica occidentale negli ultimi secoli, sta svanendo sostituita dai nuovi mezzi tecnologici. Se il testo originale, la fonte, per un brano di Gesualdo da Venosa o di Schoenberg è un manoscritto su carta pentagrammata, il testo originale di un lavoro elettronico di Stochkausen o di un album di Björk è una registrazione audio, un “oggetto sonoro” primario.

Il compositore quando scrive non opera direttamente sul materiale della musica (il suono) ma redige istruzioni per gli interpreti che dovranno creare i suoni che lui ha pensato; lavora in silenzio e in tempo differito, non ha un feedback immediato del suo lavoro. Progetta forme astratte.
Nella composizione musicale elettronica, compresa la musica concreta, e in generale componendo “oggetti sonori” il compositore invece lavora direttamente sul materiale, ascoltando in tempo reale; fa con i suoni ciò che la pittura fa con i colori. Assembla oggetti concreti.

Qui mi pare importante la scelta forte e personale di Lachenmann: all'ascolto un suo brano assomiglia molto ad un brano di musica concreta ma scrivere “rumori” è profondamente diverso che montarli in studio; la scrittura, con i suoi limiti e le sue specificità, porta a pensare la musica in modo diverso e l'ibridazione di un pensiero musicale astratto formato e forzato dalla scrittura tradizionale con la realtà sonora concreta di strumenti musicali spinti ai limiti di suoni inauditi è una scelta forte e affascinante.
In tal senso ho trovato di particolare interesse uno dei brani ascoltati nei concerti di
Settembre Musica 2010, Schreiben per orchestra: Schreiben, appunto, significa scrivere.

Diversamente dalla musica concreta la musica di Lachenmann, proprio perché nata dalla tradizione della scrittura ha – a mio avviso – necessità dell'ascolto dal vivo: sappiamo di essere in sala da concerto, siamo difronte a musicisti che suonano strumenti musicali tradizionali e questo porta la nostra attenzione ad ascoltare con orecchie e coscienza differenti. L'ascoltatore è spinto ad allargare e amplificare la propria capacità d'ascolto in senso analitico (capacità di discrimine) ma anche quantitativamente: ci si ritrova ad ascoltare suoni fragilissimi e quasi inudibili, amplificati dalla consapevolezza della percezione, dalla visione del gesto strumentale. E' un modo di usare la spazializzazione dei suoni originale e meno banale di tanti altri tecnologicamente più complessi.
Dietro alla presenza di Luigi Nono, esplicitamente riconosciuta da Lachnmann che ne è stato discepolo, intravedo la figura di Cage.

Ascoltando questo suoni al limite del silenzio mi sono ricordato di un frammento dell'incontro del 1988 in cui Lachenmann diceva (cito a memoria): “
La dinamica di un suono non ha solo a che vedere con la realtà acustica: un suono può essere forte nella misura fisica ma debole per il nostro ascolto e viceversa. Se camminando calpesto una chiocciola, il suono del guscio che si sbriciola è debolissimo, ma diventa fortissimo al mio ascolto consapevole”.

Un altro ricordo del pomeriggio al Circolo degli Artisti è quello della situazione straniante dell'ascolto di esempi registrati portati dal compositore in cui i “suoni concreti strumentali” dei suoi brani si mescolavano con i suoni concreti della stanza accanto dove alcuni artisti del circolo, nonostante i nostri ripetuti inviti al silenzio, giocavano chiassosamente a biliardo.
Ho intravisto la figura sorniona di Cage e ripensando a quella situazione ho composto
Musiconcrete 2010 in cui si mescolano un frammento del brano di Lachenmann eseguito al concerto di venerdì 17 all'Auditorium della RAI di Torino, con la registrazione dei suoni di sala prima del brano stesso, che potete ascoltare cliccando qui o sull'immagina d'intestazione.

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