La reintroduzione del lupo in Sicilia


Vittorio Miranda



Se l’uomo è capace di portare all’estinzione specie animali e cambiare o distruggere l’equilibrio di un ecosistema e la sua biodiversità, può anche ristabilire quell’equilibrio e di questa possibilità, si sta parlando in Sicilia. 
Negli ultimi anni si parla della possibilità di poter reintrodurre il lupo in Sicilia, stabilendolo nel
territorio delle Madonie. Il lupo siculo “Canis lupus cristaldii”, estinto nel 1924 con l’uccisione
dell’ultimo della sua specie presso Bellolampo (Palermo) a causa dei sempre più frequenti attacchi al bestiame dei pastori, a causa dell’estinzione della sua principale preda, il cervo rosso ed altre specie animali.
Con la sua estinzione, è stato decretato lo squilibrio nel sistema ecologico siciliano ed anche a livello genetico perché con la scomparsa del lupo siciliano è stato eliminato un patrimonio
appartenente ad una branca isolana del lupo appenninico, un suo “cugino” e di branche
appenniniche isolane, era uno dei pochi patrimoni genetici isolani di lupi appenninici al mondo. Tuttavia la proposta per reintrodurre il lupo in Sicilia, deriva dal fatto che tale fattore ristabilirebbe un equilibrio nella biodiversità in cui la mancanza di un reale predatore che non sia l’uomo, porrebbe un freno alla sovrabbondanza di cinghiali e daini che proliferando, creano ingenti danni ai contadini locale, mangiandone le colture e la caccia sembra non essere abbastanza per frenare il problema.

La paura? Quella che i lupi possano entrare negli insediamenti urbani che risiedono nel territorio delle Madonie, ma c’è da ricordare che i lupi attaccano solo per fame e non si avvicinano agli insediamenti umani, se non per mancanza di prede. A sostegno di questa tesi, vi sono gli esperimenti della reintroduzione del lupo in altri territori in cui questo si era estinto. 

Voglio parlavi del più recente: La reintroduzione del lupo nel Salento.
Il piano infatti agli inizi del 2020 è stato quello di monitorare la presenza dei lupi ed assicurarne la convivenza pacifica con l’uomo, nell’interesse dell’ecosistema e negli interessi degli agricoltori che come la Sicilia, soffrivano la sovrabbondanza dei cinghiali e daini. In una nota di palazzo Adorno lascia intendere chiaramente il protocollo d’intesa tra i comuni e gli enti parco presenti sul territorio. «L’azione congiunta dei diversi livelli istituzionali è finalizzata alla costituzione di un tavolo tecnico permanente per la mappatura del territorio provinciale, al fine di verificare la presenza del lupo e di individuare le misure di monitoraggio e di protezione». L’obiettivo nei mesi successivi sembra essere stato raggiunto in quanto i lupi hanno trovato nella fauna una sovrabbondanza di cinghiali e daini di cui potersi sfamare, rendendo cosi pacifica la convivenza con l’uomo.
Tornando in Sicilia, va precisato che contrariamente al Salento il cui territorio è prevalentemente composto campi coltivati ed allevamenti ad eccezione del bosco delle orte’ ad Otranto, le Madonie dispongono di vasto territorio boschivo in cui i lupi potrebbero proliferare lontano dall’uomo. Il direttore dell’oasi naturale delle Cesine (Lecce), Giuseppe De Matteis, offre un dato importante: il numero dei cinghiali o maiali selvatici sta bruscamente calando, evidentemente cacciati dal lupo. Anche in tal senso il lupo in Sicilia avrebbe di che cibarsi, senza disturbare l’uomo e gli animali d’allevamento.

Tra le varie cose, va tenuto in considerazione una volta reintrodotto il lupo – se verrà mai
reintrodotto – che va anche salvaguardato dai cani randagi che fondamentalmente sono più
pericolosi del lupo in quanto a volte attaccano ed uccidono altri animali non per fame, ma per
“divertimento” ed abitando le Madonie, potrebbe esservi l’ibridazione tra le specie, disperdendo così il patrimonio genetico.
Spiega il ricercatore Andrea di Piazza in un suo articolo del 2018 scritto a Madonie press che:
“come dimostrato da un recente articolo scientifico apparso sulla rivista Pet Management Science e firmato da un team internazionale di studiosi, in cui si evidenzia come negli ultimi decenni (1982 - 2012) la popolazione di cinghiali in 18 paesi europei sia aumentata in maniera esponenziale, nonostante la pressione venatoria sia rimasta pressoché stabile e a dispetto delle tante metodologie di caccia messe in atto”. I lupi – continua l’articolo – predando principalmente le classi giovanili, sono tra i principali fattori di mortalità di animali come i daini e i cinghiali, contribuendo a mantenere una struttura stabile nella popolazione e riducendo la dispersione degli individui. Il Professore Ordinario di Ecologia Animale e Biologia della Conservazione e di Biologia e Conservazione della Fauna all’Università “La Sapienza” di Roma in quell’occasione aveva dichiarato: “È vero che il lupo ha sempre fatto parte della fauna siciliana. Ma se alla base non esiste un progetto concreto, a cui le amministrazioni e gli enti preposti garantiscano controllo e continuità, la sua reintroduzione è un fallimento. Il lupo è un animale estremamente adattabile. Indipendentemente dall’ambiente in cui si trova, la popolazione cresce rapidamente e si corre il rischio di trovare gli animali nei paesi, con gravi ripercussioni sociali. In questo senso bisognerebbe prevedere quindi una controllo numerico anche sulla popolazione dei lupi, ecco perché serve prima una seria progettazione”.

Se in tempi passati non avevamo prove concrete della possibile convivenza tra uomo e lupo, con la recente dimostrazione nel Salento, direi che è possibile e dopo quasi un secolo dall’estinzione del lupo siciliano, direi che i tempi sono maturi per poterlo reintrodurre, ovviamente con seri progetti e cooperazioni tra regione, enti comunali e parchi.

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