Le api ci dicono quanto sono inquinate le nostre città

di Elena Guidi
 
fonte: Elena Guidi

Siamo tutti abituati ad abbinare le api al miele, ma ben pochi sanno che questi insetti sono utilissimi indicatori biologici della qualità ambientale delle città. L’elevata moria di api ci dà infatti informazioni sulla presenza dei pesticidi, mentre l’analisi dei i residui che si possono trovare nei loro corpi, o nei prodotti dell'alveare, dà evidenze rispetto gli antiparassitari e di altri agenti inquinanti come i metalli pesanti.

Ed è proprio con lo scopo di capire lo stato di inquinamento di quattro città italiane (Torino, Milano, Bologna e Potenza) che il 19 Febbraio si è tenuto a FICO (Fabbrica Italiana Contadina), nel bolognese, una tavola rotonda dove sono stati esposti i risultati di due anni di monitoraggio con le api, dal 2018 al 2019. Il progetto “Api e Orti Urbani” è stato avviato nel 2017 grazie alla collaborazione tra CONAPI, Mielizia, Legambiente e Università, con l’obbiettivo di coniugare il controllo della qualità ambientale urbana con all’educazione alla sostenibilità dei cittadini.

Grazie a questa iniziativa è stato possibile monitorare la presenza nell’ambiente urbano di 10 metalli pesanti e 400 pesticidi, tra cui il ben noto glifosato, coinvolgendo 1.000.000 api.
In merito ai pesticidi, l’esame dei residui sui campioni di api “bottinatrici” vive e di miele “giovane” (non usato per l’alimentazione), hanno evidenziato sola la loro presenza di tracce di glifosato tra le mura urbane di Milano nel 2017 e a Bologna nel 2018, rispetto agli oltre 400 principi attivi. Sembra però probabile che la presenza di questa sostanza sia dovuta all’uso del diserbante nelle aree prospicenti gli orti urbani. Mentre per ciò che riguarda i metalli pesanti, i più riscontrati sono stati cromo, vanadio, nichel e ferro, seguiti da piombo, rame e zinco. In generale prendendo in considerazione tutte e quattro le città studiate e tutti i 10 metalli pesanti ricercati, si è visto che nel 38,15% delle analisi i risultati mostravano quantità sotto ai valori legislativi di riferimento, nel 35,19% i valori superavano la soglia e il rimanente 26,67% dei valori si collocano in un livello intermedio.
 
Tra le città indagate Torino e Milano sono risultate le città con più alta contaminazione
da metalli pesanti. Probabilmente, la peggiore qualità ambientale rilevata in queste città è dovuta alla posizione degli orti urbani, studiati in zone più centrali nelle città, mentre a Bologna e Potenza le postazioni di monitoraggio erano più periferiche.
Le città sono sempre più inquinate e le popolazioni di insetti sempre più deboli. E’ il riassunto dei dati ottenuti da questo progetto, una frase che non ci fa provare il minimo fremito, siamo così abituati a sentire queste parole che ne siamo anestetizzati. Ed è perciò che questi confronti tra comunità e sostenibilità devono ripetersi più spesso, non solo perché sono una piacevole esperienza, ma in quanto potrebbero essere un modo per evitare che si arrivi ad una situazione ambientale così critica tale da farci (finalmente) sobbalzare sulla sedia.

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