Un mare profondo di consapevolezza al Roccella jazz festival 2026

di Francesco Saverio Simone

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C'era un vento caldo in questa fine agosto 2026. Un vento che a tratti è sembrato diventare fresco nel Teatro al Castello durante il Roccella jazz festival. In uno scenario che ti sorprende sempre quando alzi lo sguardo e dal sottopalco vedi il castello in alto illuminato, e quest'anno anche una luna piena a consacrare la degna cornice, per uno spettacolo internazionale unico per musicalità e sonorità contemporanee.

Ritorno al festival dopo anni e mi viene da chiedermi se questo festival potrebbe esistere da qualche altra parte, ma la mia risposta è che sarebbe assolutamente improponibile. Oggi più che mai vedo questo progetto culturale unitario, per una infinità di ragioni, tanto radicato da diventare parte dell'identità ionica, di Roccella Ionica. Ma non potrebbe che essere questo il Roccella jazz festival con la direzione artistica di Mirko Onofrio. Una variegata ensamble che anticipa, attraversa, e rielabora le trasformazioni sociali contemporanee attraverso le contaminazioni di generi, linguaggi, tradizioni.

Un impegno organizzativo grande, unico nel panorama odierno, dove le amministrazioni delegano l'organizzazione di eventi del genere a terzi e società esterne. Qui invece fa specie, e fa molto piacere, riconoscere il contrario, riconoscere la caparbietà e l'impegno dei funzionari e dei dipendenti comunali che permettono di realizzare un momento di cultura e di pensiero collettivo.
Si perchè in questo momento, più di altri, l'estrema deriva politica nazionale ha paura della cultura. Il Roccella jazz festival è cultura, perchè aggrega comunità, perchè trasmette, perchè critica e fa pensare ed anche di questo chi governa oggi questo paese, ha molta paura.
Il Roccella jazz festival è stato ed è oggi uno spazio di inclusione e cittadinanza attiva prima che un evento artistico musicale, sicuramente un momento alto, non il solo, in cui vedo una Calabria ionica fiera di coltivare il proprio territorio, di proiettare e diffondere il messaggio dell'integrazione e della pace, capace di rendere forte la voce di una intera regione attraverso la cultura.

E' in questo impianto concettuale che si muove questa edizione the kids aren't alright, che doverosamente evidenzia e punta il dito sulle responsabilità dei governi del mondo, sulle fragilità, le disfunzioni dei sistemi decisionali odierni. Ciò che qui si realizza occorrerebbe ricordarlo a qualche artista che da altri palchi erroneamente pensa, per non apparire scomodo e rientrare comodamente in certe dinamiche di sistema, che l'espressione artistica non possa più essere oggi anche consapevole e critica.

Nella visione di rilettura musicale contemporanea di questa edizione abbiamo ascoltato, la nuova scena jazz internazionale e tanto partenope di Eleonora Strino quartet, la dissacrante e prepotente combo di musica antica e contemporanea nel progetto Kronomakia di Micrologus e Daniele Sepe, la fusione contaminata dei Sunborn, la raffinatezza vocale di Karima che con Soulville realizza uno spettacolo con l'eccellente autorevolezza di Diego Borotti al sax e clarinetto, Alberto Marsico all'organo hammond, Enrico Morello alla batteria; sino all'originale progetto 30 di Javier Girotto e Aires Tango ed al tributo a Dalla per musica e parole sempre più profondo è il mare di Stefano Di Battista, Brunori Sas e la Roccellarkestra, il tutto a confermare anche questa volta l'identità forte di un festival giunto alla sua XVLI edizione che continua a generare sempre più “rumori mediterranei”.


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