Non solo Agrigento. Opere a rischio crollo in Sicilia, Campania, Calabria, Molise e Veneto.

di Valeria Del Forno

Quello di Agrigento non è un caso isolato. In Italia c’è un lungo elenco di opere pubbliche a rischio cemento taroccato. Un business dove il crimine organizzato detiene una specie di monopolio nel mercato del calcestruzzo. E’ ciò che emerge dal dossier di Legambiente.

Sono tantissime le storie di immobili pubblici e privati costruiti come l’ospedale di Agrigento, destinati, ancor prima di esistere, a seminare macerie. Un business molto più diffuso di quanto si possa immaginare che per trent'anni ha prodotto manufatti e opere, soprattutto d'interesse pubblico, con gravi carenze nella qualità del calcestruzzo utilizzato, talmente scarso che le opere cominciano a sgretolarsi già durante i lavori.
Tutto parte dal fatto che nessuno vede realmente cosa c’è nell’impasto e l’ opportunità di risparmiare sui dosaggi fa gola ai costruttori in mala fede. Tant’è che il cemento scarso è diventata una delle modalità più gettonate dai clan per accumulare soldi su soldi. Così ai lavori appaltati con metodi illeciti si aggiunge la truffa di barare sulla composizione del calcestruzzo, in violazione della norma UNI EN 206-1 che garantisce l’equilibrio tra acqua , cemento e altri costituenti.

A tal proposito, dopo il caso di Agrigento, nel dossier “Cemento disarmato. Storie di un Paese a rischio crollo, tra sabbia e cemento” Legambiente ha raccolto in un documento l'elenco delle opere oggetto d'inchiesta da parte delle Procure della Repubblica in giro per l'Italia.

Tra le storie del dossier, quella della provincia di Trapani, dove lo Stato oggi detiene il 90% delle imprese di produzione di calcestruzzo sequestrate o confiscate a esponenti della malavita, che fino a qualche settimana fa hanno fornito la materia prima per tutte le opere di quella zona. Sempre in Sicilia, la Dia di Messina ha sequestrato due impianti di calcestruzzo del valore di circa 50 milioni di euro che fornivano una materia prima di qualità molto scadente. La Procura di Caltanissetta, che ha decapitato i vertici siciliani della Calcestruzzi S.p.a, seguendo la pista mafiosa, è arrivata fino in Veneto dove ha posto sotto sequestro i lotti 9 e 14 della A31 Valdastico. Sarebbero stati riscontrati significativi scostamenti tra i dosaggi contrattuali di cemento e quelli effettivamente impiegati. E' della Dda di Campobasso, invece, l'operazione che ha avuto come oggetto i nove chilometri della variante Anas di Venafro sulla Termoli San Vittore: 60 milioni di euro, inaugurata meno di un anno fa e per la quale l'Anas è stata costretta a sostituire il 57% dei pali di calcestruzzo con una spesa aggiuntiva di oltre 2 milioni di euro.
Tra i casi più emblematici nel dossier di Legambiente anche quelli in Calabria, come la galleria sulla Statale Ionica 106, dove solo la prontezza degli operai nel fuggire, ha impedito che si consumasse una tragedia. Il 3 dicembre del 2007, infatti è crollata una galleria in costruzione in località Palizzi e le indagini della Dda hanno chiarito in seguito che il calcestruzzo, fornito dalle imprese legate alle cosche locali, non superava le prove di resistenza.
E ancora in Campania, un'inchiesta dei carabinieri della Dda di Napoli ha portato al sequestro di un'impresa di produzione di calcestruzzo gestita dalla camorra.

Nell’elenco stilato da Legambiente, sulla base dei dati delle Procure, ci sono anche il nuovo padiglione dell’ospedale di Caltanissetta, gli aeroporti di Palermo e di Trapani, il viadotto Castelbuono e la galleria Cozzo-Minneria dell’autostrada Palermo-Messina, il lungomare di Mazara del Vallo, il porto turistico di Balestrate, l’approdo di Tremestieri di Messina e il porto IsolaDiga Foranea di Gela. E addirittura il Palazzo di Giustizia di Gela e il Commissariato di Polizia di Castelvetrano.

Rimane adesso da verificare la sicurezza di tante altre opere pubbliche segnalate dalla Protezione Civile siciliana. La lista di edifici a rischio sarebbe infatti molto più lunga. Su 48 edifici testati 43 non rispondono ai criteri antisismici. Un fatto assai grave in una Regione che ha il 90% dei Comuni ad alto rischio sismico.
Tra gli edifici più a rischio ci sono proprio gli ospedali: il Cervello di Palermo, l’Ospedale Civico di Partinico, il poliambulatorio Biondo, il padiglione 6 dell’Ospedale Piemonte di Messina. Ma anche il cine-teatro di Porto Empedocle, tante chiese, parrocchie, scuole e asili nido.

Nel suo dossier, Legambiente chiede dunque al ministero delle Infrastrutture "una campagna di monitoraggio immediato delle opere pubbliche a rischio per cemento depotenziato".
"Garantire i cittadini sulla stabilità e l'assenza di rischio crollo per scuole, ospedali, gallerie, ponti è uno dei compiti principali che il ministero dovrebbe intraprendere nei prossimi mesi e anni - dice l'associazione - pare più ragionevole verificare prima la consistenza delle opere pubbliche a rischio piuttosto che costruirne di nuove".

1 Commenti

  1. forse dovremmo incatenarci ad una di queste strutture vergognose per attirare l'attenzione. Siamo anestetizzati alle vergogne e abbiamo perso la capacità di manifestare sdegno. Diffondere le notizie è, credo, la cosa migliore da fare: teniamo accesa la fiamma della coscienza per un futuro più propizio

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