El libro de los libros

Quali pensieri vi arrivano vedendo questa immagine di Quint Buchholz?
Aspetto le vostre riflessioni... scrivete i vostri pensieri...

di Patrizia Lùperi

(immagine tratta da "El libro de los libros" di Quint Buchholz, Barcelona, Lumen, 1998)

4 Commenti

  1. A me la foto fa pensare al romanzo o anti-romanzo Se una notte d'inverno un viaggiatore. Qui il libro è gigante,multimediale e il lettore vede e legge allo stesso tempo, come accadeva in quella antiche tavole realizzate nel Rinascimento per ricordare nomi e concetti, associati a immagini dette loci, presenti anche nella Città del Sole di Campanella. Nel libro di Calvino il protagonista non è il lettore, sebbene questa potessere essere all'epoca una novità. Un libro sul un lettore che legge come ideale continuazione del Libro sul Nulla di Flaubert. Io penso invece che il protagonista sia l'atto di leggere. In questa foto io vedo l'atto della visione e della lettura che coglie le immagini e le parole poste sinotticamente, in un atto simultaneo che da inconsapevole si fa consapevole e lieto. Perché vedere e leggere sono gioia.

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  2. Guardando la foto il primo sentimento che provo è triste e malinconico. C'è un profondo senso di nostalgia che io immagino avvolga colui che sta ammirando il libro..l'immagine della donna sulla riva tra le pagine del volume gigante .. è la materializzazione di un suo ricordo ..come se rappresentasse sua moglie ormai morta con la quale amava passare i pomeriggi di inverno in riva al mare..
    viola

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  3. Sono d'accordo con il senso di tristezza e malinconia, ma io ci vedo anche la pace.
    Il mare mi ha sempre dato tranquillità. Spesso mi sono ritrovato a passeggiare come la donna dell'immagine. L'unica differenza è che ho sempre camminato guardando l'immensità della distesa blu ed il mio cuore per pochi istanti si sentiva felice.
    Sul mare sono nato e mai lo lascerò.

    Riccardo

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  4. L'uomo guarda la donna e i suoi pensieri diventano creativi, produce una "storia", che è arte. L'artista, nella vita quotidiana, vede un'immagine e la plasma,la amplifica, la riempie e la modifica come una statua di creta. Si illude di entrare nella mente della donna, la rende sua, la sua storia. Non è così che in fondo entriamo in contatto col prossimo? La nostra fantasia interseca quella dell'altro, in modo inconscio lo facciamo nostro. Così l'artista, come un voyeur, scruta gli angoli più insignificanti della vita quotidiana, come uno scienziato è affamato di dettagli, che sotto la sua lente d'ingrandimento prendono vita, fino a venire alla luce, come un parto, sotto forma di opera d'arte.
    L'espressione "partorire un'opera d'arte" mi è stata ispirata da una conferenza di Julio Cortázar: a chi non lo conosce consiglio vivamente di accostarvisi, nei suoi saggi e nei suoi racconti.

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