ONU: cresce il numero delle rappresentative LGBT

Il Plenum dell'ECOSOC al Palazzo di Vetro di New York
fonte: un.org




di Beatrice Pozzi


L’ultima arrivata si è aggregata il 19 luglio: l’organizzazione non governativa statunitense International Gay and Lesbian Human Rights Commission ha ottenuto il «Consultative Status», l’accredito come consulente, presso l’ECOSOC, il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite. La richiesta, presentata tre anni fa, è stata approvata grazie ai voti favorevoli dei delegati di 23 Paesi membri, tra cui l’Italia, che hanno vinto contro 13 no (tra i quali quelli di Cina, Russia ed Egitto) con l’aiuto di 13 astensioni (tra cui India e Turchia) e 5 assenze.
L’IGLHRC va ad aggiungersi alle altre dieci ONG già entrate all’ONU per dare voce ai diritti delle persone LGBT, operanti nelle più diverse parti del mondo: in Brasile (Associação Brasileira de Gays, Lésbicas e Transgeneros), Danimarca (Danish Association for Gays and Lesbians), Canada (Coalition gaie et lesbienne du Québec), Australia (Coalition of Activist Lesbians), Spagna (Federacion Estatal de Lesbianas, Gays, Transexuales y Bisexuales), Olanda (Federatie van Nederlandse Verenigingen tot Integratie van Homoseksualiteit  COC Nederland), Germania (Lesbian and Gay Federation in Germany), Svezia (Swedish Federation for Lesbian, Gay, Bisexual and Transgender Rights), oltre alle organizzazioni internazionali International Wages Due Lesbians e International Lesbian and Gay Association  Europe (l’associazione europea cui aderiscono anche Arcigay e ArciLesbica).
Nel panorama delle organizzazioni accreditate alle Nazioni Unite, attualmente più di 3400, si tratta di una percentuale minima e di recente, non serena, formazione: le prime richieste risalgono al 1998 (ma un incremento significativo del gruppo è databile solo a partire dal 2006), e in quasi tutti i casi hanno dovuto affrontare un percorso piuttosto tortuoso, fatto di bocciature, rinvii e rischi di non arrivare alla messa ai voti finale, nonostante il frequente appoggio dei governi dei Paesi dove le associazioni hanno sede. La domanda di IGLHRC, ad esempio, ha incontrato l’endorsement di più di 200 organizzazioni non accreditate, localizzate in 59 Paesi diversi, e del governo degli Stati Uniti, nella persona dell’ambasciatore accreditato presso l’ONU, di diversi membri del Congresso e, implicitamente, di Barack Obama, che dopo la votazione ha dichiarato che il risultato «è in linea con i valori fondanti delle Nazioni Unite». I commenti degli attivisti LGBT sono invece indirizzati sulla sempre maggiore credibilità acquisita dall’ONU con la crescente inclusione delle organizzazioni rappresentative degli orientamenti sessuali minoritari al Palazzo di Vetro.
All’interno dell’ECOSOC le associazioni, pur non avendo diritto di voto, hanno facoltà di assistere in via ufficiale alle riunioni, sottoporvi proposte e rapporti, organizzare incontri di sensibilizzazione sul tema degli abusi su persone LGBT con il patrocinio delle Nazioni Unite e collaborare con Ginevra e con singoli governi in merito al panorama dei diritti umani, assicurando visibilità e circolazione internazionale a studi, ricerche, notizie relative ad abusi e discriminazioni perpetrati nelle differenti aree del globo: particolarmente importante, in questo senso, è stata l’approvazione, arrivata l’estate scorsa, della domanda della brasiliana Associação Brasileira de Gays, Lésbicas e Transgeneros, la prima ONG LGBT accreditata per i Paesi del Sud del Mondo.
Esaminando le diverse aree geografiche rappresentate, però, rimane evidente la perdurante assenza di organizzazioni attive nel continente asiatico. Un vuoto pesante, che non sembra verrà colmato nel prossimo futuro: non si hanno notizie di nuove domande presentate per il 2010, ad eccezione di quelle di due ONG svizzere già bocciate in passato.

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