“Il tempo non esiste” è il titolo che il curatore, Wayne McGregor, ha dato alla Biennale Danza di quest’anno. La frase si presta a molte interpretazioni, teologiche, scientifiche e ci permette di immaginare che personaggi di millenni passati possano essere nostri contemporanei. Non a caso è tutto un florilegio di libri sull’attualità di San Francesco. Ora, per rimanere nel campo dei santi, ce n’è una che è venuta prima del patrono d’Italia e che, sicuramente assai meno conosciuta, ha ancora molto da dirci. Si chiama Ildegarda di Bingen (1098-1179) benedettina, badessa dell’abbazia di Eibingen, dottore della chiesa, canonizzata nel 2012 da Benedetto XVI. Il segretario del Dicastero per la cultura e l’educazione del Vaticano, José Tolentino de Mendonça, su proposta dei curatori Hans Ulrich Olbrist e Ben Vickers, ha deciso di fare della sua figura peculiare il perno del proprio padiglione alla Biennale Arte di Venezia, in corso fino al 22 novembre. Sulla scia di papa Francesco, e anche dell’attuale pontefice, la Santa Sede è l’unica che proponga un programma politico per salvare il mondo dalla catastrofe in cui sembra precipitare. Alcune idee semplici: pace, cura dell’ambiente, accoglienza, lotta alle disuguaglianze, fraternità, suffragate da religiosi con un livello culturale e morale che i nostri politici e intellettuali televisivi si sognano, che hanno capito che l’arte è un potente strumento per rivolgersi alle persone e diffondere queste idee. Per loro l’arte, oggi, non deve stupire, provocare in modo gratuito ma farci pensare, proporre momenti di riflessione al di fuori del rumore, delle grida scomposte del mondo e farci riflettere sulle urgenze dell’attualità. Così la si ospita in luoghi che non sono le solite sale espositive o musei ma posti in cui si palesano il dolore e l’esclusione sociale come, due anni fa, il carcere femminile della Giudecca; oppure in cui si esercitino la preghiera, il dialogo interiore come, in questa edizione, il Giardino Mistico dei carmelitani scalzi e la chiesa di Santa Maria Ausiliatrice. Olbrist e Vickers hanno considerato il titolo dato dalla curatrice della Biennale Arte Koyo Kouho (morta prematuramente): “In minor keys”, che appartiene al lessico musicale e presuppone toni bassi, ascolto riflessivo, raccoglimento: requisiti del tutto consoni a una monaca, anche eccezionale come Ildegarda, che è stata teologa, mistica, guaritrice, botanica, creatrice di lingue, musicista. Come scrive il cardinale Tolentino Ildegarda “credeva nella riconnessione dei legami che uniscono gli uomini e le società, e sapeva che la trasformazione del mondo implica anche un’evoluzione spirituale, in cui le forme artistiche e scientifiche sono partecipanti attive”. Non solo era una mistica, le cui visioni avevano convinto un’autorità molto diffidente verso le donne come Bernardo di Chiaravalle ma era capace di confrontarsi alla pari con papi, imperatori come Federico Barbarossa; di creare, nei suoi conventi, rapporti di grande comunanza tra le sorelle, fondati anche su sacre rappresentazioni di teatro musicale. Fu una delle prime donne a predicare pubblicamente, a interloquire alla pari coi sapienti del suo tempo. La sua influenza è stata talmente forte e radicata che ancora oggi nella località di Eibingen, nella valle del Reno, esiste un attivo monastero a lei consacrato. Seppe, nel dodicesimo secolo, fondere le scienze naturali, la botanica, la musica. Alcune delle cose in cui eccelleva sembrano del tutto coerenti con gli sviluppi dell’arte contemporanea: la botanica, le piante, il giardino come rappresentazione del mondo; la musica come luogo meditativo e anche come invito al raccoglimento, contrapposto alla invasione delle immagini; una ricerca spirituale che non si disgiungeva dall’attenzione alla fisicità e agli umori del corpo reale, soprattutto quello femminile. In questo periodo l’arte contemporanea sta subendo uno sviluppo che consiste in un certo spostamento dall’utilizzo di strumenti classici, come la pittura, ma anche più moderni, come il video e il film, in nome, da una parte, del recupero di forme artigianali, a partire dal tessile, per riscoprire culture e tradizioni e valorizzare la manualità; dall’altro l’interazione con la musica, mescolando aspetti sonori e visuali (vedi la bella mostra di Brian Eno in corso a Parma). Così Olbrist e Vickers hanno interpellato 21 tra poeti, musicisti, performer chiedendo composizioni ispirate a Ildegarda. Poi hanno dato al collettivo musicale Soundwalk Collective l’incarico di realizzare, con questi materiali, una installazione sonora nel Giardino Mistico dei carmelitani scalzi, nel sestiere di Cannaregio, a due passi dalla stazione ferroviaria. Questo giardino rappresenta veramente una bellissima scoperta, un’oasi dalla confusione dell’accalcarsi della folla dei turisti. Ripristinato nel 2015, è un luogo protetto da mura, dove domina il silenzio, ordinato secondo la concezione della fraternità carmelitana, fondata da Santa Teresa d’Avila. Sette aiuole, simboleggianti le sette dimore del Castello interiore, l’orto degli ulivi, il boschetto, il luogo delle erbe officinali, che riprende la tradizione medievale del giardino dei semplici. Il Soundwalk Collective vanta collaborazioni con la fotografa Nan Goldin per la sua mostra itinerante “This will not end well”, vista in Italia all’Hangar Bicocca, e il film “Tutta la bellezza e il dolore”; con Patti Smith, Abel Ferrara; ha lavorato sugli archivi sonori di Jean Luc Godard. La sua pratica consiste nella raccolta e campionatura di suoni, elaborati elettronicamente. Per loro il suono è il fuoco centrale dentro cui convergono tutte le forme espressive, vengono elaborate e dislocate nello spazio. Nel giardino i visitatori vengono muniti di cuffie individuali e sono invitati a camminare liberamente attraverso i vari percorsi lungo le aiuole, sostare sulle panchine. A seconda dei punti di attraversamento riceveranno le musiche e le parole dei poeti e performer, che variano grandemente per età, stili musicali, pratiche artistiche. Si va dalla famosa cantante e poetessa Patti Smith (che ultimamente ha frequentato in modo assiduo il mondo cattolico) a musicisti come Brian Eno, che teorizza di portare la musica fuori dai luoghi canonici, negli spazi della vita quotidiana, il novantunenne Terry Riley, tra i più importanti compositori contemporanei, a Jim Jarmush, che appartiene alla categoria dei registi anche musicisti, a Meredith Monk, Leone d’oro della Biennale musica 2025, artista poliedrica e grandemente innovativa, a Caterina Barbieri che, oltre che attuale direttrice della Biennale musica, è un’ottima compositrice. E gli altri che provengono dal mondo della musica, della poesia, della performance. Alle loro composizioni ispirate da Ildegarda di Bingen Soundwalk collective aggiunge i suoni dello stesso giardino, derivati dalla campionatura ed elaborazione dell’attività bioelettrica delle piante. Nel mescolare la magia del suono, il potere evocativo della parola, la bellezza della natura il visitatore compie un’esperienza di ascolto contemplativo, assolutamente in linea con i suggerimenti della curatrice della Biennale arte, e con le parole del presidente dell’ente Biennale Pietrangelo Buttafuoco: “Mentre il mondo intero grida, e le voci si sovrappongono fino ad annullare i significati, esiste un solo modo per comunicare: creare una zona d’ascolto, sintonizzata su una frequenza minore. Più raccolta, accogliente, umana”. Ricordo che il Vaticano estende il proprio padiglione anche alla chiesa di Santa Maria Ausiliatrice, al sestiere Castello, dove prosegue il restauro aperto già documentato alla precedente Biennale architettura e dove è possibile ammirare l’ultimo lavoro, prima della morte, del regista e intellettuale tedesco Alexander Kluge: una grande installazione di film e immagini divisa in dodici stazioni disposte in tre ambienti della chiesa, sempre ispirata a Ildegarda. Kluge ha anche suggerito il titolo della partecipazione della Santa Sede a questa edizione della Biennale arte: “L’orecchio è l’occhio dell’anima”. Titolo secondo me bellissimo, ultimo regalo di questo grande artista.
SAURO
SASSI
“L’ORECCHIO E’ L’OCCHIO
DELL’ANIMA”. LA PARTECIPAZIONE DEL VATICANO ALLA BIENNALE DI VENEZIA 2026
IL GIARDINO MISTICO DEI
CARMELITANI SCALZI HA INDIRIZZO CANNAREGIO 54 E SI TROVA SUBITO FUORI DALLA
STAZIONE FERROVIARIA DI SANTA LUCIA, VERSO RIALTO. L’ORARIO E’ DALLE 11 ALLE 19
(ULTIMO INGRESSO ALLE 18:30). DAL 1° OTTOBRE 10/18.LA CHIUSURA E’ IL LUNEDI’. DATO
CHE L’INGRESSO, GRATUITO, E’ LIMITATO, OCCORRE PRENOTARSI ONLINE SUL SITO
BIENNALE DELLA SANTA SEDE.
L’ALTRA SEDE CON
L’INSTALLAZIONE DI ALEXANDER KLUGE, LA CHIESA DI SANTA MARIA AUSILIATRICE, SI
TROVA AL LATO OPPOSTO DELLA CITTA’, SESTIERE CASTELLO, ALL’INDIRIZZO CASTELLO
450. GLI ORARI SONO GLI STESSI DEL GIARDINO MISTICO E QUI NON OCCORRE
PRENOTAZIONE.


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