12 e 35

di Natty Patanè

un secondo tre vite, forse quattro o cinque

Pochi istanti alle 12 e 35, che strano orario per dare un appuntamento telefonico.
L'estate sembrava morire sul semaforo lampeggiante.
Un gatto annusava distratto un fantasma nel muro.
Il tempo annaspava lento mentre la signora Evangelina sbatteva un tappeto sulla ringhiera del terzo piano, tirava su un bigodino che non ne voleva sapere, mentre pensava di dover tornare alle erbette che attendevano la sua famosa pasta fatta in casa. Distrattamente guardò giù, la figura nota di Cesco stranamente aspettava ferma senza salire in macchina, in mezzo la statale si agitava nell'ora di punta.
Questo aveva visto alcune ore prima Orazio. Tornava in fretta con il filmato appena girato, da montare. Poi, quella temperatura calante, la luce obliqua dell'autunno incombente lo avevano come paralizzato.
Ahmed girava lentissimo trascinandosi su vecchie scarpe sfiancate, nella destra una spugna, nella sinistra una bottiglia di plastica con acqua saponata, non aveva protestato Orazio e gli aveva allungato pochi spicci prima di accostare nello slargo dell'Aurelia. Dopo incidenti, conferenze, partite di hockey ed altri accadimenti voleva filmare qualcosa di suo, che rimanesse suo e solo suo, da giorni cercava una scena, che fosse lieve, quasi impalpabile. Una scena che solo il filtro della sua mente potesse cogliere nella sua vitalità ed ecco che gli si parava di fronte, il palazzo ferito da tagli di luce, un semaforo lampeggiante che non dava scampo al vecchio nordafricano, il parcheggio che ospitava l'insolita attesa di Cesco.
A questo ripensava Orazio tappato in casa al buio a rielaborare i pochi minuti di filmato realizzato all'approssimarsi del pranzo.
S'era fermato li nello spiazzo e aveva cominciato a riprendere i tre improbabili personaggi che sembravano sfuggiti ad un'onda tirrenica, si era sentito inghiottito dal movimento di Evangelina, che a sera cominciò a rallentare e scolorire in un bianco e nero che conferiva alla scena la poesia della lentezza, aveva faticato con le gambe stanche di Ahmed che aveva ripreso in zoommata fino a scoprire ogni solco rugoso dei talloni luridi, aveva aspettato nell'evidente ansia di Cesco che guardava con imbarazzo e di continuo l'orologio.
Poi, quasi d'improvviso Ahmed si era fermato ai bordi della strada poggiandosi ad una pietra miliare, Evangelina era tornata alla sua cucina e Cesco aveva digitato emozionato un numero sul cellulare.
Erano le 12 e 35

Post a Comment

Nuova Vecchia