di Claudio Severi

(da www.meteoweb.eu)
Si è conclusa pochi giorni fa a Durban (Sudafrica) la Conferenza Internazionale sull'Ambiente e sul Clima (COP17), organizzata dall'ONU.
L'appuntamento si presentava come fondamentale perché si trattava di affrontare l'argomento relativo al protocollo di Kyoto, che da trattato dovrebbe terminare gli effetti del suo primo periodo alla fine del 2012. In realtà dopo due settimane di estenuanti trattative, prolungate di 36 ore oltre la scadenza prevista di venerdì 9 Dicembre, la montagna ha partorito (forse!) un topolino: l'Unione Europea, vero motore delle trattative, è riuscita a far sottoscrivere ai presenti un accordo che disegna una road map, da qui al 2020, per portare avanti, possibilmente in modo più incisivo, gli effetti di Kyoto.
È stato infatti istituito un gruppo di lavoro che già dal prossimo anno comincerà a rivedere in modo più marcato le misure stabilite dal Protocollo (aumentando i livelli dei tagli alle emissioni), nell'ottica di realizzare nel 2015 un nuovo protocollo nel quale i firmatari si assumono impegni scritti legalmente vincolanti per la riduzione delle emissioni di gas serra. Questo nuovo protocollo sarà attivo dal 2020. Nello stesso anno sarà operativo un Fondo Verde per il clima, che ha lo scopo di aiutare quei Paesi meno sviluppati e più esposti alle conseguenze dei cambiamenti climatici, attraverso azioni di sostegno contro questi accadimenti, e di finanziamento per politiche energetiche ed industriali a basso impatto. Il Fondo avrà una dotazione di 100 miliardi di dollari, anche se non si capisce bene da dove questi debbano arrivare.
Questi accordi non riguarderanno però molti Paesi ad alta produzione di emissioni, come Stati Uniti, Russia e Giappone. Il Canada, il giorno successivo alle fine della Conferenza, ha addirittura annunciato la sua uscita dal protocollo di Kyoto. Senza contare le perplessità di altri Paesi in via di sviluppo, su tutti India, Brasile e Cina (contrariamente a quanto affermato nei primi giorni della Conferenza), oppostisi alla definizione di “accordo vincolante” per la riduzione delle emissioni.
@Getty Images (da www.lettera43.it)
A tutto ciò si sommano le critiche dei rappresentati delle Piccole Isole Stato e delle associazioni ambientaliste, che vedono questo accordo come un sostanziale rinvio del problema, in una situazione climatica che denunciano essere abbastanza catastrofica già così com'è.
Come diceva un noto conduttore televisivo, “la domanda sorge spontanea”: tra la volontà dei Paesi più industrializzati di non soffocare la propria economia (senza considerare che così soffocano tutti), l'incapacità dei Governi nel prendere misure serie per la riduzione delle emissioni, impegni (forse) volutamente poco concretizzati e la volontà di non spaccare il tavolo delle trattative, chi ha veramente a cuore l'interesse del pianeta?
L'appuntamento è per la fine del 2012 in Qatar, lo Stato al Mondo con il più alto tasso di emissioni di gas serra per abitante. Cosa dobbiamo pensare?



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