Eclettismo e unità di linguaggio: Luigi Walter Moretti

Vittorio Miranda




fonte immagine: cieloterradesign

Nato il 22 novembre 1906 a Roma, visse per quasi l’intera esistenza nel suo appartamento di
nascita sito in Roma in via Napoleone III, nella zona della stazione Termini, sul colle dell’esquilino. Figlio d’arte, in quanto figlio dell’architetto Luigi Rolland, di vanno ricordate le cui opere principali: il Teatro Adriano e il palazzo della Cassa di Risparmio delle Poste in Piazza Dante.

Si laureò con il massimo dei voti nel 1930, presso Regia Scuola di Architettura di Roma, con un progetto per un collegio di alta educazione classica in località Villa dei Papi, presso Grottaferrata con il quale vinse il premio intitolato a Giuseppe Valadier per la miglior tesi di laurea dell'istituto. Tra il 1931 e il 1934 svolse l'attività di assistente alla cattedra di Storia e stili dell'architettura retta da Vincenzo Fasolo e nel 1931 vinse della borsa di studio triennale per gli studi romani, istituita dal Governatorato di Roma e dalla Regia Scuola di Architettura grazie al quale. poté collaborare con Corrado Ricci nella sistemazione dei settori orientale e settentrionale dei Mercati traianei. Abbandonata la carriera accademica nel 1932, iniziò a partecipare a dei di concorsi per progettazioni edilizie e urbanistiche, ottenendo il secondo premio per i piani regolatori, di Verona, Perugia e Faenza e per le case popolari di Napoli.

Nel 1933 partecipò con Paniconi, Pediconi e Tufaroli alla V Triennale di Milano presentando un progetto per una casa per un uomo di studio. Nello stesso anno fu presentato a Renato Ricci, presidente dell'Opera nazionale balilla poi divenuta Gioventù italiana del littorio, che l'anno seguente lo nominò direttore dell'ufficio tecnico dell'ONB. Sempre per l’ONB ed in seguito per la GIL, progettò le case della gioventù di Piacenza (ora sede del Liceo Scientifico Respighi) e di Trastevere, nel 1934 quella di Trecate, nel 1935 quella femminile di Piacenza e nel 1937 quelle di Urbino e Tivoli. Nel 1936 viene incaricato di redigere il Piano regolatore del Foro Mussolini, precedentemente affidato all'architetto Enrico Del Debbio, progettando, senza tuttavia mai realizzarlo, un piano espansivo.
Nella stessa area realizzò la Casa Balilla sperimentale, poi Accademia di scherma al Foro italico anche nota come Casa delle Armi, la Palestra del Duce, posta al primo piano dell'edificio della piscina coperta, e la Cella Commemorativa del 1940.
Nel 1934 partecipò al concorso nazionale per il Palazzo del Littorio. Il suo progetto fu duramente contestato dalla rivista Casabella e dalla cultura architettonica progressista italiana in generale. Partecipò anche al concorso nazionale per la Mostra della rivoluzione fascista. Il risultato fu che venne prescelto per la gara di II grado, ottenendo una menzione speciale. La capacità di coniugare nelle sue opere tradizione e modernità sollecitarono espliciti riconoscimenti. Nell'intervista concessa a ventinove anni a Luigi Diemoz, pubblicata su «Quadrivio» (dicembre 1936), anticipò alcuni concetti relativi all'architettura che sviluppò nel corso della sua attività.

Nel 1937 realizzò la sistemazione architettonica del Piazzale dell'Impero che nel disegno
urbanistico era già stato tracciato nei piani di Del Debbio. Le opere di Moretti furono pubblicate dalla rivista di critica Architettura con grande risalto e approfondimento.
A Roma era stato avviato il grande progetto relativo alla Esposizione universale prevista per il
1942, intervento urbanistico denominato E42: Moretti nel 1938 vinse - ex aequo con il gruppo
Muratori, Fariello e Quaroni - il concorso per la piazza Imperiale (l'odierno piazzale Guglielmo
Marconi) e nell'ambito del progetto finale, si occupò in particolare del Gran Teatro, la cui
realizzazione venne interrotta a causa dell'entrata in guerra dell'Italia. Il grande edificio
fronteggiante la piazza non fu mai realizzato, ma nel dopoguerra le strutture già eseguite furono utilizzate per il ";grattacielo Italia "di Luigi Mattioni.
Moretti ricoprì, in quel periodo, incarichi privati, grazie soprattutto alle sue amicizie con esponenti del Fascismo e giornalisti. Tra questi, il restauro della torre di Porta San Sebastiano e l’abitazione per Ettore Muti (1940). Nel 1941 si dedicò al restauro della chiesa parrocchiale di Gallo, paese d'origine della madre. Durante i lavori, ospitato dagli zii materni, con i quali sino alla loro morte intrattenne sempre ottimi rapporti, si soffermò spesso nel piccolo paese. Nel periodo tra il 1942 e il 1945 Moretti scomparve dalla scena pubblica per poi riapparire nel 1945: fu arrestato per le sue collaborazioni con il fascismo e brevemente rinchiuso nel carcere di San Vittore.

Conosciuto durante la prigionia il conte Adolfo Fossataro, una volta usciti fondarono nel 1945 a Milano,la Cofimprese che svolse un ruolo principale nelle operazioni di ricostruzione post-bellica. La costruzione di venti case-albergo nel capoluogo lombardo di cui solo tre delle furono poi costruite, che diverranno un classico di questa nuova tipologia edilizia; un complesso edilizio per uffici e abitazioni in corso Italia e a Roma, tra il 1947 e il 1951, un edificio residenziale per la cooperativa Astrea e la palazzina del Girasole. Dopo queste prime realizzazioni la Cofimprese si sciolse nel 1950.
La palazzina "Il Girasole" costruita a viale Bruno Buozzi a Roma nel 1950 è uno dei progetti più noti del periodo, ed è considerata un esempio precoce di architettura postmoderna. L'edificio è citato anche nel saggio di Robert Venturi Complessità e contraddizioni nell'architettura come esempio di architettura ambigua, in bilico tra tradizione ed innovazione.
Sempre dal 1950, Moretti ebbe anche una carriera come critico d’arte.
Nel 1950 fondò la rivista “Spazio, Rassegna delle Arti e dell'Architettura” (pubblicata fino al 1953), volta alla ricerca di un collegamento fra le diverse forme d'arte (dall'architettura alla scultura, dalla pittura al cinema e al teatro): non a caso il numero uno si apriva con un saggio intitolato “Eclettismo e unità di linguaggio”.
La rivista era gestita e redatta quasi totalmente dall'architetto romano, facendo confluire in essa i risultati della sua attività di ricerca e di studio, pubblicando su di essa saggi fondamentali quali: Forme astratte nella scultura barocca, Discontinuità dello spazio in Caravaggio e Strutture e sequenze di spazi.
Ne fu per l'intero ciclo editoriale direttore e redattore. La rivista, stampata a Milano in un primo
momento dalla tipografia E. Barigazzi, quindi dalla tipografia Lucini, ebbe una certa continuità dal 1950 al 1953, periodo in cui uscirono i sette numeri che resero celebre la testata tra gli addetti ai lavori. Nei decenni successivi fece uscire la rivista in maniera sporadica.
Nel 1954 quando Moretti, con Michel Tapié, decise di fondare la galleria d'arte, anch'essa
denominata “Spazio”, nella sua città, Roma, cui si affiancarono successivamente altri luoghi
espositivi che alimentarono il dibattito sull'arte informale tra la Capitale e Torino. Il suo interesse verso l'arte si palesò inoltre dalla tendenza al collezionismo d'opere, soprattutto del Seicento e dell'antichità.

Ricevette incarichi da parte di privati, amministrazioni pubbliche ed enti di rilevanza nazionale.
Redasse i progetti per il Nuovo piano di coordinamento dei parchi urbani e rappresentò il
Ministero dei lavori pubblici nel comitato di elaborazione del Piano intercomunale di Roma.
Nel 1957 divenne consulente esterno della SGI (Società Generale Immobiliare) per la quale
progettò, tra l'altro, gli edifici alla testata dell'Eur. Nello stesso anno collaborò con il Comune di
Roma e con il ministero dei Lavori Pubblici, elaborando i progetti per il piano intercomunale di
Roma che non fu approvato e per il Parco Archeologico, dai quali nacque la polemica con Bruno Zevi e con l'Espresso sulla "devastazione dell'Appia". Sempre nel 1957 fondò l'Istituto per la Ricerca Matematica e Operativa applicata all'Urbanistica (IRMOU) con il fine dichiarato di portare avanti gli studi sulla cosiddetta "architettura parametrica, dottrina che si rifaceva all'applicazione di teorie matematiche nella progettazione urbanistica.

Rapportare la progettazione dell'ambiente costruito all'analisi matematica, evidenzia le sue radici funzionaliste che studiò nuove relazioni dimensionali dello spazio architettonico e urbanistico. Questi studi furono presentanti nel 1960, con vasta eco di stampa, alla XIII Triennale di Milano. Come presidente dell'Istituto, fu chiamato a far parte di numerose commissioni e intervenne a congressi e dibattiti su temi urbanistici.
Nel 1958 passò poi a progettare importanti quartieri residenziali, tra cui il CEP di Livorno; inoltre in quell'anno partecipò alla realizzazione del progetto del Villaggio Olimpico pensato per la XVII Olimpiade in programma a Roma nel 1960.[1] Proprio per la progettazione del villaggio nel 1961 ottenne il Premio IN/ARCH 1961 per la miglior realizzazione nella regione Lazio.[1] Sulla medesima direttrice urbanistico-progettuale è il centro residenziale denominato "Quartiere INCIS Decima" a Roma,[1] parzialmente realizzato tra il 1960 e il 1966 per conto dell'INCIS.
In questo periodo Moretti ebbe un'influenza rilevante sui lavori del piano regolatore di Roma, che sarà adottato dal Consiglio comunale il 18 dicembre 1962. Impossibile non menzionare i più significativi riconoscimenti ottenuti a partire dalla metà degli anni ‘50: nel 1957 il premio nazionale di architettura Giovanni Gronchi, istituito dall'Accademia nazionale di San Luca; nel 1963 vinse di nuovo il Premio IN/ARCH per la miglior realizzazione nella regione Lazio con lo studio di progettazione di due edifici gemelli all'EUR.
Lavorò nel 1960, al progetto per la Stock Exchange Tower di Montréal e per il complesso
residenziale Watergate di Washington (Lo stesso dello scandalo). Prosegue le sue attività sino agli anni '70. Gli ultimi progetti più significativi sono: la palazzina San Maurizio a Monte Mario, i due edifici gemelli all'EUR, sedi della ESSO, le Terme Bonifacio VIII a Fiuggi, della Metropolitana di Roma nel tronco dalla stazione Termini, l'attuale ponte Pietro Nenni, Villa Borghese.

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